La transizione energetica di Eni è solo dipendenza dal fossile

L’Osservatorio Eni, coordinato da A Sud e dal Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali, presenta due nuovi factsheet che analizzano criticamente il ruolo attribuito da Eni ai biocarburanti e al Gas Naturale Liquefatto (GNL) nella propria strategia di decarbonizzazione.


Dalla revisione dello stop ai motori a combustione al 2035 fino agli impegni internazionali per quadruplicarne la produzione, i biocarburanti vengono oggi presentati come “carburanti a basse emissioni”. Ma dall’analisi di A Sud si capisce che la realtà è ben divesa: i biocarburanti  vengono soltanto miscelati ai combustili fossili, senza arrivare a una loro sostituzione. In questo modo gli investimenti sui biorcaburanti rinviano la trasformazione strutturale del sistema dei trasporti, consentendo la sopravvivenza dei motori a combustione.

Il factsheet ricostruisce inoltre l’intera filiera dei biocarburanti di Eni, soffermandosi sugli impatti sociali e ambientali delle coltivazioni di materie prime nei Paesi del Sud globale.

Con un reportage dal Kenya il documento racconta la distanza tra la narrazione aziendale e le condizioni reali delle comunità coinvolte nei progetti agricoli legati al Piano Mattei: promesse di sviluppo, sicurezza alimentare e reddito che faticano a tradursi in benefici concreti per le comunità, per gli agricoltori e per i territori.

Il boom del GNL e l’Italia come hub del gas 

Il secondo factsheet, Eni e il boom del GNL in Italia, analizza invece l’ascesa del gas naturale liquefatto come perno del nuovo mix energetico nazionale dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Dal 2022, infatti, l’Italia ha aumentato in modo drastico le importazioni via mare, diventando uno degli hub europei del GNL.

Un cambio di rotta veloce, accompagnato dalla costruzione di nuovi rigassificatori e dall’espansione delle infrastrutture fossili, spesso contro la volontà delle comunità locali.

Il documento ricostruisce il funzionamento del GNL lungo tutta la filiera – dall’estrazione al trasporto via mare, fino alla rigassificazione – mettendone in luce i costi climatici, ambientali e sociali: dalle emissioni associate al ciclo di vita del gas, spesso superiori a quelle dichiarate, ai rischi industriali e ambientali per i territori costieri che ospitano gli impianti, fino al rafforzamento di rapporti energetici con Paesi in balia di regimi autoritari e che fanno i conti con gravi criticità ambientali.

Mentre le infrastrutture GNL aumentano, i consumi di gas in Italia diminuiscono. A crescere sono invece i profitti delle aziende fossili, che continuano a fare business sfruttando l’emergenza climatica ed energetica.

Le ricerche di A Sud mostrano come biocarburanti e GNL non rappresentino una vera alternativa alla crisi climatica, ma piuttosto due strumenti per realizzare la stessa strategia: mantenere in vita un sistema energetico centralizzato, fossile e orientato al profitto scaricando i costi ambientali e sociali sui territori e sulle comunità più vulnerabili.


Osservatorio Eni è sostenuto dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e dal Patagonia International Grants Program.

Iscriviti alla nostra newsletter!