Le SLAPP sono azioni legali usate per intimidire chi denuncia inquinamento, abusi di potere, violazioni dei diritti. Siamo stati auditə dalla Commissione Giustizia della Camera sul recepimento della direttiva anti-SLAPP, con CASE Italia.


Azioni legali strategiche costruite appositamente per intimidire. Querele, richieste milionarie, procedimenti lunghi e costosi usati contro giornalistə, attivistə, associazioni, comitati e difensorə dei diritti. Il messaggio è chiaro: parlare può costarti caro.

Le SLAPP colpiscono chi denuncia inquinamento, abusi di potere, violazioni dei diritti, responsabilità politiche e aziendali. Ma il loro obiettivo va oltre la singola persona coinvolta. Vogliono produrre paura, isolamento e autocensura. Vogliono impedire che altre persone facciano domande, raccolgano dati, pubblichino inchieste, organizzino campagne o contestino decisioni che riguardano l’ambiente, la salute e i territori. Sono uno strumento di repressione dello spazio civico, pensato per svuotare il conflitto sociale della sua voce più scomoda: quella di chi si oppone.

Il processo stesso diventa la punizione. Anche quando finisce con un’archiviazione o un rigetto, il danno è già fatto: anni di udienze, spese legali insostenibili, esposizione pubblica, tempo sottratto al lavoro politico e alla vita. È il cosiddetto chilling effect — non si intimidisce solo chi viene colpitə, ma chiunque stia osservando e potrebbe rinunciare a un’inchiesta, una denuncia, una mobilitazione, una ricerca. Nel campo ambientale e climatico l’effetto è ancora più grave: la partecipazione pubblica e l’accesso alle informazioni sono condizioni essenziali per rendere reali i diritti riconosciuti anche dalla Convenzione di Aarhus.

Per questo da anni facciamo parte della rete In Difesa Di e contribuiamo all’Hub di protezione dei difensori dei diritti umani, anche attraverso il progetto P.E.A.C.E. – Protect Eco Activists and Civil Society Engagement, costruendo strumenti di prevenzione e protezione legale, digitale, psicologica e organizzativa per chi si espone.

Ed è per questo che oggi siamo statə auditə dalla Commissione Giustizia della Camera sul decreto di recepimento della direttiva europea anti-SLAPP, insieme a CASE Italia, di cui sosteniamo integralmente i rilievi.

L’Italia è già sotto procedura di infrazione per il ritardo nel recepimento, e lo schema di legge su cui si sta lavorando è minimale, puramente simbolico. Ecco perché non basta:

– Limitato ai soli casi transfrontalieri. Ma la stragrande maggioranza delle SLAPP in Italia nasce e resta tutta interna: un’impresa italiana contro un comitato locale, un’associazione, un giornalista italiano. Senza estensione ai casi domestici, restano fuori dalle tutele il 90% delle liti temerarie.

– Esclude i procedimenti penali. La querela per diffamazione è tra gli strumenti più usati per intimidire chi denuncia in Italia. Se le tutele riguardano solo il civile, chi vuole colpire la partecipazione pubblica sposterà semplicemente l’attacco sul penale.

– Restringe la nozione di interesse pubblico. La direttiva europea include esplicitamente parità di genere, violenza di genere, non discriminazione, Stato di diritto, pluralismo dei media, diritti del lavoro. Lo schema italiano rischia di lasciare fuori proprio queste battaglie.

– Confonde infondatezza e abusività. Una SLAPP non è quasi mai palesemente infondata: le azioni più sofisticate hanno una base giuridica apparente e diventano abusive per la sproporzione della richiesta, la serialità delle cause, la scelta opportunistica del foro. Se il filtro scatta solo nei casi più evidenti, le strategie giudiziarie più raffinate continuano a passare indisturbate.

– E le sanzioni devono essere davvero dissuasive. Per un attore economicamente forte, una condanna simbolica è solo un costo ordinario della propria strategia repressiva.

Contrastare le SLAPP non significa comprimere il diritto di agire in giudizio. Significa impedire che il processo venga usato come arma. Chiediamo una legge più ambiziosa: estesa ai casi interni, attenta alle querele penali, fondata su una nozione ampia di interesse pubblico, capace di garantire rimedi effettivi e realmente dissuasivi.

Difendere chi parla è difendere il diritto di tuttə a sapere, a partecipare, a controllare democraticamente i poteri politici ed economici.


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